Sharenting: perché pubblicare le foto dei propri figli on line è rischioso

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Sharenting: perché pubblicare le foto dei propri figli on line è rischioso

Sapete cos’è lo sharenting e quali rischi comporta? Vi spieghiamo di che si tratta perchè i genitori dovrebbero evitare questi pericolosi atteggiamenti social.

Paradossale ma vero: ci preoccupiamo di quello che i nostri figli possono trovare online a nostra insaputa ma spesso siamo proprio noi genitori ad esporli ai più disparati rischi.

Oggi si sente sempre più spesso parlare di sharenting e dei pericoli connessi a questa pratica assolutamente figlia dell’epoca digitale. Il fenomeno è ormai ben noto a tutti, che siate o meno genitori, e va sotto l’originale nome composto di sharenting (share + parenting). Ovviamente lo sharenting è solo una delle tante facce dell’uso (ed abuso!) dei vari social network: da Facebook ad Instagram, passando per Twitter o WhatsApp.

Sostanzialmente lo sharenting consiste nella condivisione sui social media di immagini dei propri figli. I motivi per riflettere attentamente prima di pubblicare le foto dei propri figli sono vari e riguardano rischi diversi, dalla pedofilia al furto d’identità per truffe, dai Big Data all’imbarazzo che un bambino è in grado di percepire già a 4-5 anni. Sono ormai diverse le sentenze di tribunali, italiani e non, che ribadiscono un importante principio di buon senso: se i genitori sono separati, ci vuole il consenso di entrambi per pubblicare le foto dei figli sui social network. Il ragionamento alla base di queste (ed altre) sentenze è che i bambini sono persone, con dignità, diritti e privacy. Ovviamente finché sono minorenni i diritti vengono esercitati da chi ha la potestà genitoriale ma i bambini sono persone e va rispettato il loro diritto a non apparire.

Lo sharenting, inutile dirlo, nasconde delle insidie. Ma mentre sembrerebbe che la perplessità sul pubblicare immagini dei bambini, sia entrata nel sentire comune, sono ancora tantissimi i genitori che costringono i propri figli ad una sovra esposizione mediatica. Secondo uno studio della London School of Economics, ben tre genitori su quattro pubblicano regolarmente foto e video dei loro figli.

Come abbiamo anticipato, il primo problema che si pone è un problema di privacy: questo atteggiamento infatti porta alla creazione di un vero e proprio archivio storico digitale (troppo spesso pubblico) disponibile a chiunque. Un bambino piccolo non è in grado di esprimere consenso o dissenso e si tratta, a livello legale, di una vera e propria violazione della sua privacy.  La condivisione di immagini che li riguardano può essere lesiva della loro individualità. Sebbene si tratti di un fenomeno abbastanza recente non sono infatti mancati, in Italia e nel Mondo, casi di ragazzi e ragazze che si sono rivolti ai tribunali per obbligare i propri genitori a rimuovere foto sgradite pubblicate sui social.

Lo sharenting, tuttavia, non dà vita esclusivamente a problematiche legate alla violazione della privacy ma anche legate alla sicurezza dei bambini. La condivisione sul web di una foto, infatti, può sfuggire al controllo dei genitori. Un contenuto, qualsiasi contenuto, può diventare virale o diventare materiale pedopornografico. Un genitore non dovrebbe mai sottovalutare questo rischio.

I social media così presenti nelle nostre vite che spesso non riflettiamo sulle conseguenze della condivisione di una foto, perché ci sembra un gesto normale e spesso fatto d’istinto. Ovviamente con questo articolo non vogliamo demonizzare la condivisione ma sottolineare come quest’azione dovrebbe rappresentare un’eccezione e non la quotidianità di una famiglia.

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