Congedo paternità 2021: tutte le informazioni

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Ecco a voi tutte le informazioni sul congedo di paternità 2021. Scopriamo cosa cambia rispetto al passato, a chi è rivolto, come funziona, quanto dura e come fare domanda.

 

Diventare papà nel 2021

Chi diventa papà nel 2021 può beneficiare di 10 giorni di congedo per la nascita del proprio figlio. La Legge di Bilancio 2021 ha incrementato le giornate di permesso retribuito per i neo-papà. L’agevolazione è rivolta ai lavoratori dipendenti che diventano padri, inclusi i genitori adottivi o affidatari. In caso di nascita, affidamento o adozione, avvenuti tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2021, al padre lavoratore dipendente spettano 10 giorni di congedo obbligatorio. A questi si aggiunge un ulteriore giorno di congedo facoltativo, utilizzabile nel caso in cui la madre lavoratrice rinunci ad un giorno del proprio congedo di maternità. Come specifica anche la circolare INPS 14 marzo 2013, n. 40, per chi diventa genitore di gemelli (parto gemellare, di 2 o più bambini), i giorni di congedo previsti non subiscono variazioni.

Cos’è il congedo parentale per il padre

Il congedo parentale per il padre è un permesso retribuito di astensione dal lavoro rivolto a lavoratori dipendenti e concesso in occasione di nascita, adozione o affidamento di un bambino. La misura prevede sia un congedo obbligatorio per il padre che uno facoltativo da fruire in alternativa ad un giorno di congedo da parte della mamma. Inizialmente i giorni di congedo concessi ammontavano a 3 (di cui 1 obbligatorio e 2 facoltativi), via via incrementati negli anni successivi fino ad arrivare ad un totale di 7 giorni fruibili per l’anno 2020. Da quest’anno, come abbiamo visto, le cose sono finalmente cambiate. Oltre ad aumentare i giorni di congedo parentale per il padre, la misura amplia il numero dei destinatari, comprendendo anche i casi di morte perinatale del figlio.

 

A chi spetta il congedo

Il padre che intende avvalersi dell’agevolazione può usufruirne entro e non oltre i primi 5 mesi di vita del bambino. Per i papà adottivi o affidatari i 5 mesi sono calcolati a partire dalla data di arrivo del minore in famiglia o in Italia (in caso, rispettivamente, di adozione o affidamento nazionale o internazionale). I giorni di congedo spettanti al papà possono essere utilizzati sia in modalità consecutiva che in maniera non continuativa. Il congedo papà 2021 spetta ai padri titolari di contratto di lavoro dipendente nel settore privato in occasione dei seguenti eventi:

  • nascita di un figlio;
  • adozione o affidamento di un minore;
  • decesso del figlio, nei primi 10 giorni di vita del bambino o dal primo giorno della 28° settimana di gestazione.

Al momento, non rientrano nei beneficiari del congedo di paternità i dipendenti pubblici, per i quali il Ministro per la Pubblica Amministrazione dovrà approvare una norma specifica.

 

Coppia in attesa

 

 

Come e quando chiedere il congedo

Il lavoratore che intenda usufruire del congedo per la nascita, l’adozione o l’affidamento di un figlio, deve presentare la relativa richiesta almeno 15 giorni prima del periodo in cui intende astenersi dal lavoro (occorre calcolare i 15 giorni di preavviso in base alla data presunta del parto). Per ottenere il congedo è necessario fare apposita domanda, attraverso 2 modalità:

 

  1. coloro che ricevono il pagamento dell’indennità di congedo dal datore di lavoro, devono presentare a quest’ultimo apposita richiesta in forma scritta
  2. i lavoratori che ricevono il pagamento direttamente dall’INPS, invece, devono presentare domanda online tramite apposita procedura telematica.

Per accedere occorre disporre di credenziali SPID oppure di PIN INPS, Carta di identità elettronica 3.0 (CIE) o Carta nazionale dei servizi (CNS). In alternativa, la presentazione delle domande all’INPS si può effettuare anche tramite il Contact Center oppure rivolgendosi ad enti di patronato ed intermediari INPS.

Retribuzione

Ogni giorno di congedo parentale per i padri è retribuito al 100%. Al lavoratore spetta infatti un’indennità giornaliera a carico dell’INPS di importo pari alla retribuzione normalmente percepita. Generalmente l’indennità viene anticipata dal datore di lavoro ma in alcuni casi, viene direttamente pagata dall’INPS.

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